{"id":199,"date":"2026-05-19T16:48:48","date_gmt":"2026-05-19T14:48:48","guid":{"rendered":"https:\/\/madaudo.art\/?post_type=news_intervista&#038;p=199"},"modified":"2026-05-19T17:38:56","modified_gmt":"2026-05-19T15:38:56","slug":"la-realta-di-un-dettaglio-intervista-con-beppe-madaudo","status":"publish","type":"news_intervista","link":"https:\/\/madaudo.art\/news\/la-realta-di-un-dettaglio-intervista-con-beppe-madaudo\/","title":{"rendered":"La realt\u00e0 di un dettaglio. Intervista con Beppe Madaudo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di DIEGO FERRANTE<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Beppe Madaudo nasce a Palermo nel 1950 e si forma all\u2019Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 1976 pubblica per Vallardi il suo primo volume \u201cWatanka\u201d che gli varr\u00e0 il Premio Yellow Kid d\u2019oro come miglior disegnatore italiano. Prosegue il suo percorso come pittore tornando periodicamente al fumetto. Realizza le incisioni all&#8217;acquatinta per un libro su Casanova, i fumetti &#8220;Salom\u00e9&#8221; e &#8220;De Satyricon&#8221;, i &#8220;Quadri di Divina Commedia&#8221;, partecipa insiemea Hugo Pratt, Guido Crepax, Milo Manara e Cinzia Leone ai primi quattro numeri di <em>Corto Maltese<\/em>. Ha pubblicato per numerose case editrici, \u00e8 stato collaboratore di <em>Paese Sera<\/em>, dell&#8217;<em>Espresso<\/em> e della Rai. Le sue opere sono esposte in mostre personali e antologiche in Italia come all\u2019estero. \u00c8 stato inserito fra gli 87 artisti pi\u00f9 significativi del XX secolo dall&#8217;opera multimediale &#8220;Great 20th Century Artist&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-8n38l\"><em>Per iniziare la nostra intervista vorrei partire dalla parola che orienta questo numero tematico, <\/em>codici<em>. Negli anni ti sei cimentato con registri espressivi molto differenti tra loro (dal fumetto alla pittura, alla scultura&#8230;), come ti sei avvicinato all\u2019arte e cosa indirizza ogni volta la scelta di confrontarti con un linguaggio artistico anzich\u00e9 un altro?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-chct\">Avevo poco pi\u00f9 di tre anni quando la mia famiglia si trasfer\u00ec per un certo periodo da Palermo ad Acireale, il paese natale di mio padre. Andammo a stare in una villetta di due piani: mio padre, mia madre, io e mia sorella Teresa \u2013 maggiore di due anni \u2013 abitavamo al primo piano, mentre al piano superiore c\u2019era una coppia di vecchi signori. Lui era stato un professore di scienze naturali e da che era andato in pensione aveva assunto l\u2019impegno di disegnare <em>tutti<\/em> gli animali del mondo: farfalle, pesci, uccelli, mammiferi, nessuno escluso&#8230; Disegnava e poi rilegava i disegni in un album, proteggendoli uno a uno con la carta del pane.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-7e6o2\">Quando il professore tornava dal fare la spesa, batteva col bastone alla finestra di casa e io gli andavo dietro. Saliva le scale come se non ci fossi, consegnava la spesa alla moglie e le dava un bacio. Poi si sedeva alla scrivania e iniziava a disegnare. <em>\u201cAquila delle tempeste: Messico meridionale; apertura alare due metri, due metri e venti; si ciba di selvaggina anche di grossa taglia&#8230;\u201d,<\/em> mentre disegnava era solito descrivere ci\u00f2 che faceva, e io vedevo quest\u2019aquila tra parole e disegni venir fuori dalla carta. E cos\u00ec per giorni e poi per mesi, finch\u00e9 dopo un paio d\u2019anni non tornammo a Palermo e ci salutammo per sempre. In quei momenti avevo capito cosa avrei fatto: avrei disegnato \u2013 avrei voluto disegnare come lui \u2013 e avrei inventato la storia dei miei disegni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-5rqds\">Avevo un\u2019idea molto precisa, ma nella realt\u00e0 non sapevo come fare, ormai avevo dodici o tredici anni e i miei tentativi erano tutti falliti. Senonch\u00e9 un giorno il postino bussa alla porta e consegna a mia madre uno scatolone enorme con tutti gli album del professore, che nelle sue ultime volont\u00e0 volle che fossero lasciati a me, era la mia eredit\u00e0. A quel gesto cos\u00ec grande dovevo assolutamente una risposta. E allora mi metto a disegnare e nel tempo divento quello che nel \u201876 fu premiato come miglior disegnatore italiano (<a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Premio_Yellow_Kid\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong><em>Premio Jellow Kid<\/em><\/strong><\/a> come miglior disegnatore italiano Lucca Comics 1976 <em>ndr<\/em>). Un intero percorso che nasce da questa esperienza e da questa volont\u00e0. Com\u2019\u00e8 che divento bravo? Non lo so. L\u2019impegno, la voglia di farcela. Ci sono persone che nascono straordinariamente dotate, io non sono tra queste. Ho costruito passo passo le mie doti e cos\u00ec inizio a fare quello che poi avrei fatto per tutta la mia vita. Il mio lavoro incomincia con la pittura e dipingo, \u00e8 pi\u00f9 facile dipingere perch\u00e9 dai espressione a quello che hai dentro e cerchi di materializzarlo. Dopo l\u2019Accademia di Belle Arti a Roma con il diploma in scenografia nel 1973 e con due figlie nella mia vita, avevo la necessit\u00e0 di guadagnare e desideravo farlo con le mie capacit\u00e0. Iniziai quindi a lavorare a un fumetto sugli indiani d\u2019America.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-bkg57\">Watanka <em>\u00e8 un progetto innovativo perch\u00e9 adotta nel racconto della storia il punto dei vista dei nativi americani. Il fumetto \u00e8 stato subito un grande successo e ha fatto da apripista a una lunga serie di collaborazioni e progetti. Tra i tanti mi piace ricordare il volume che realizzi nel 1976 con <\/em><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/guido-crepax\/\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong><em>Crepax<\/em><\/strong><\/a><em> sulla vita di Casanova per <\/em><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.francomariaricci.com\/it\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong><em>Franco Maria Ricci<\/em><\/strong><\/a><em>, perch\u00e9 con Crepax mi sembri condividere quella che Eco chiama la \u201csintassi dell\u2019impaginazione\u201d: lo sviluppo della storia si alterna a primi piani e slittamenti che spingono il lettore a osservare i disegni come la scena di un quadro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-7doon\">Non avevo mai letto un fumetto, non ne sapevo nulla. Un giorno mi capita di vedere su <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/linus.cantookboutique.com\/\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong><em>Linus<\/em><\/strong><\/a> un disegnatore che si esprime graficamente in un modo straordinario e mi viene in mente che il fumetto pu\u00f2 essere un\u2019opera d\u2019arte. Capisco che posso disegnare un fumetto e rimanere un artista senza essere legato al consumo della lettura come di solito accade. E questo me lo insegna Crepax, seppure involontariamente. Disegno, allora, <em>Watanka <\/em>e la storia dei nativi americani compiendo un\u2019operazione politica, se vuoi, e al contempo artistica<strong>.<\/strong> Questo primo fumetto apre le porte, tra gli altri, al lavoro smisurato che ricordavi con Franco Maria Ricci. Lui volle che disegnassi quest\u2019opera nella sua casa di Fontanellato, dove, nella sala del camino grande, aveva attrezzato per me una stamperia: avevo deciso di realizzare il fumetto incidendolo su lastre di rame. Il torchio e tutto l&#8217;occorrente per incidere erano l\u00ec ad attendermi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-4i1q0\"><em>Come era nata la sua richiesta?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-ae77h\">La mia prima collaborazione pagata fu con <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2019\/12\/06\/paese-sera\/\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong><em>Paese Sera<\/em><\/strong><\/a> che mi commission\u00f2 sull\u2019ultima pagina \u2013 per tre anni, tutti i giorni \u2013 un <em>feuilleton<\/em> dove disegnavo Casanova, le tremila e pi\u00f9 pagine dell\u2019<em>Histoire du ma vie<\/em> nell\u2019edizione curata da Piero Chiara. Si trattava di una palestra formidabile, che convinse un editore romano (Edizioni Carecas) a chiedermi di farne un libro. Franco Maria Ricci lo vide e mi propose a sua volta un volume su Casanova: in realt\u00e0 Crepax fa Casanova perch\u00e9 io facevo Casanova.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-ddrmc\">La cosa incredibile \u00e8 che non ci siamo mai incontrati. Alla presentazione del numero zero di <em>Corto Maltese<\/em> alla libreria Rizzoli in Galleria a Milano, dove c\u2019era tutta la Milano da bere, Ornella Vanoni domanda a Crepax: \u201cCome mai a un certo punto fa parlare Valentina in tedesco?\u201d. E lui rispose: \u201cSe Madaudo pu\u00f2 far parlare in latino i suoi personaggi, allora posso far esprimere Valentina in tedesco\u201d. Volevo nascondermi, per me era un punto di riferimento, un mito. \u00c8 un ricordo che mi ha legato a lui anche se non ci siamo mai davvero conosciuti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-457ko\"><em>Agli inizi degli anni \u201980 partecipi, appunto, ai primi numeri di <\/em><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.slumberland.it\/contenuto.php?id=11010\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>Corto Maltese<\/strong><\/a><em> con un lavoro sul <\/em><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/berkaalfumetti.blogspot.com\/2011\/11\/beppe-madaudo-de-satyricon-01.html\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>Satyricon<\/strong><\/a><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/berkaalfumetti.blogspot.com\/2011\/11\/beppe-madaudo-de-satyricon-01.html\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong><em> di Petronio<\/em><\/strong><\/a><em>, le ultime tavole a fumetti su cui lavori fino al recentissimo Maigret. Come mai una pausa tanto lunga dal fumetto? Cosa ti ha spinto a tornare al disegno?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-37k7c\">L\u2019esperienza con <em>Corto Maltese <\/em>\u00e8 legata a <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.insulaeuropea.eu\/2020\/09\/16\/conversando-con-la-mamma-di-linus-maria-gioia-tavoni-dialoga-con-fulvia-serra\/\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>Fulvia Serra<\/strong><\/a>, che dal 1981 aveva sostituito Oreste Dal Buono alla direzione di <em>Linus <\/em>in seguito alle sue dimissioni dagli incarichi in Rizzoli. Dopo la pubblicazione dell\u2019ultimo episodio del <em>Satyricon <\/em>su <em>Corto Maltese<\/em>, Fulvia mi chiese quale sarebbe stata la prossima storia su cui avrei lavorato, ma le risposi che non ci sarebbe stato un seguito: in quegli anni chiudo con i fumetti e da quel momento in poi ho solo dipinto. Ho fatto quello che sentivo di dover fare, senza badare troppo alle difficolt\u00e0 dovute a un percorso che decidi di intraprendere senza supporti, senza legami con galleristi o critici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-6rgg6\">Se dopo un lungo girovagare sono tornato a disegnare un fumetto \u00e8 per il desiderio di riprendere a disegnare una storia, riversando nelle tavole tutti gli strumenti e la ricerca fatta in questi anni. In particolare, il lavoro su Maigret nasce con un intento preciso: restituire a Simenon la sua grandezza di scrittore. Non prendo un\u2019opera di Simenon e ne faccio un adattamento, come, per esempio, si fa al cinema o in televisione. Riadattare un romanzo per farne un film non permette di seguire pedissequamente il testo dell\u2019autore, ed \u00e8 la cosa che ha sempre lasciato scontento Simenon. Se accettava di cedere i diritti sui suoi romanzi era solo per soldi: non ha mai visto \u2013 o quasi \u2013 un film o uno sceneggiato ricavato dai suoi testi, e ne hanno fatti decine e decine. Non si riconosceva. Come non lo riconoscevano i suoi lettori ed estimatori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-bm7g\">Quando ho cominciato a lavorare a <em>Georges, Jules e Trika<\/em> ho deciso di sovrapporre la scrittura di Simenon, resa attraverso i tasti della sua macchina da scrivere, e il tratto dei miei disegni: i due segni dovevano assolutamente diventare una cosa sola. Per farlo, ho lasciato intatti i dialoghi tra i personaggi e disegnato il loro aspetto esattamente come Simenon li descrive e vuole che li immaginiamo \u2013 del resto, era un abilissimo costruttore di fisionomie e umori. Dalla prima all\u2019ultima pagina ho cercato di fare un\u2019opera in cui il romanziere fosse assolutamente riconoscibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-arfdt\"><em>Insieme a questo lavoro certosino di ricostruzione, con <\/em>Georges, Jules e Trika<em> ci presenti anche un quadro della vita di Simenon e della sua decisione di mettere un punto alle inchieste di Maigret.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-4f4hp\">Avevo gi\u00e0 letto tantissimi Maigret quando ho iniziato ad approfondire la figura di Simenon. Ho comprato le sue biografie e ho scoperto una persona straordinaria. Una personalit\u00e0 sfaccettata, non sempre limpida, per certi versi anche abbastanza oscura. Queste letture mi hanno riconsegnato un quadro variegato: scopro il suo rapporto con il sesso (Simenon affermava di aver avuto diecimila donne); scopro che detestava la madre colpevole, a suo giudizio, di preferirgli il fratello; scopro il complesso rapporto col padre che muore con in tasca solo 300 franchi (mentre Georges ne perde 5000 al casin\u00f2 in una serata). Insomma, imparo a conoscere l\u2019autore e capisco molto di pi\u00f9 i suoi romanzi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-cjivd\">Decido allora di raccontare non solo il romanzo ma il suo autore e iniziare la mia storia cos\u00ec: qualcuno suona al campanello della villa di Simenon in Svizzera nel Canton Vaud, si tratta di un disegnatore convocato dallo scrittore per illustrare <em>Maigret et Monsieur Charles,<\/em> il suo ultimo romanzo. Segue un dialogo tra il disegnatore e Simenon che annuncia che smetter\u00e0 di scrivere perch\u00e9 scontento e ormai stanco: si aspettava di vincere un Nobel che non gli \u00e8 mai stato assegnato e, soprattutto, non sente pi\u00f9 la forza di mettersi nei panni dei suoi personaggi, di toccare il fondo insieme a loro. Le motivazioni sono assolutamente reali e ripercorrono quanto <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.odoya.it\/arti\/letteratura\/750-georges-simenon.html\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>raccontato dalle sue biografie.<\/strong><\/a> Il disegnatore accetta l\u2019incarico e con un cambio di scena \u2013 anzi, direi un cambio di inquadratura \u2013 comincia l\u2019ultima inchiesta di Maigret.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-drkdu\">Ho disegnato questa graphic novel come se fosse un film, con tutti i piani e le inquadrature del cinema, e con una descrizione maniacale dei luoghi e di qualsiasi oggetto che compare sulle pagine. Ogni dettaglio doveva essere scrupolosamente parigino del 1973, anzi del marzo 1973. Quindi, quando Maigret guarda la televisione, compare Georges Pompidou che in quel momento era il presidente francese. Qual era la sua macchina di servizio? Una Renault Dauphine piccola e sgangherata&#8230; Tutto \u00e8 riportato con la massima attenzione. Ci\u00f2 \u00e8 stato possibile perch\u00e9 in quel momento la mia particolare condizione mi ha permesso di chiudere i contatti con il resto del mondo e asservirmi a questo lavoro, a Simenon e a tutte le difficolt\u00e0 che incontri strada facendo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-ftjld\"><em>Compiendo un salto indietro per tornare al tuo <\/em>Satyricon <em>e all\u2019attenzione che hai nel rispettare i testi originali, e alla cura con cui riproduci ogni oggetto\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-3l1mp\">Lo sai che questo mi ha procurato non pochi problemi? Nel 1979 dopo che le Brigate Rosse avevano sequestrato e ucciso Aldo Moro, la <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Metropoli_(rivista_politica)\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>redazione di Metropoli<\/strong><\/a>, rivista legata ai movimenti autonomisti, mi chiede di disegnare il rapimento. Alle prime dico di no, perch\u00e9 \u00e8 un evento che mi ha toccato profondamente e su cui non me la sento di speculare (perch\u00e9 \u00e8 comunque una speculazione anche se non in termini economici), ma poi mi convinco \u2013 alla fine mi si convince sempre. Accetto di fare questa cosa e il fumetto viene firmato con lo pseudonimo di Melville. Il giornale esce ed \u00e8 immediatamente sequestrato, tutti i componenti della redazione sono arrestati. In quel periodo ero un collaboratore fisso dell\u2019Espresso e mi chiama Mario Scialoja: \u201cBeppe prendi il primo treno e vai a Parigi. Vengo dal Palazzo di Giustizia e Imposimato ha un mandato di cattura per banda armata nei tuoi confronti\u201d. Anche se c\u2019era tensione dopo gli arresti in redazione, pensavo che scherzasse. Dico: \u201cMa per che cosa?\u201d. \u201cPer il fumetto su Moro, hanno trovato quello che hai disegnato in un covo delle Brigate Rosse\u201d. Io ho Vanessa di 10 anni, Barbara di 8, salire su un treno e andare a Parigi \u00e8 impensabile<strong>. <\/strong>Prendo la motocicletta, mi dirigo al Palazzo di Giustizia e busso alla stanza di Imposimato. L\u2019accusa di banda armata prevedeva fino a 7 anni di carcere preventivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-1nn8n\">Ho guardato le foto del covo mostratemi dal giudice, ed effettivamente avevano molto in comune con quanto avevo disegnato. Dopo il sequestro, si era formato un cordone di controllo strettissimo, fermavano persino i motorini. La polizia passava a setaccio tutti e quindi avevo immaginato per i miei disegni che Moro fosse ancora a Roma, trattenuto in un garage. E avevo disegnato questo garage: c\u2019era un tavolo, delle sedie \u2013 tre per l\u2019esattezza \u2013 una panca su cui sedeva Moro e, alle spalle, una persona che lo interrogava. C\u2019era poi un secchio che poteva essere scambiato per un WC chimico, ma a questo non ci avevo pensato. Nella realt\u00e0 avevano individuato questo covo a Vescovio (in seguito si \u00e8 saputo che le BR non c\u2019erano mai state) in cui c\u2019erano un tavolo, tre sedie e un WC.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-fu0cs\">Il discorso con Imposimato tocc\u00f2 molti argomenti, pass\u00f2 da Kafka al valore delle coincidenze e alla fine mi volle credere (sebbene con riserva). Ma ormai per i telegiornali ero gi\u00e0 diventato un brigatista, pensavano che avessi disegnato il rapimento Moro dal vero. Una ricostruzione del tutto inverosimile, diffusa senza verifiche o cautele. Questo per dirti che ho sempre lavorato tantissimo sui dettagli con un occhio molto scrupoloso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-8o096\"><em>Anche nel <\/em>Satyricon<em> ritroviamo un&#8217;attenzione minuziosa, sono poche le discrepanze da Petronio. Una per\u00f2 mi sembra significativa: sulla nave Eumolpo ricorda quando era un giovane soldato e il governatore della provincia lo mise a sorvegliare delle croci dove erano puniti \u201ccerti lestofanti\u201d. Nella tua versione il lestofante \u00e8 un \u201cpittore\u201d ed \u00e8 accusato di essere un sovversivo. Era un riferimento all&#8217;episodio che ci hai appena raccontato?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-ek9b6\">Ho usato quello che mi stava accadendo e l\u2019ho trasferito nel fumetto. Nel momento in cui sono accusato di banda armata, stravolgo il testo di Petronio e divento un personaggio della storia: un prigioniero condotto da due soldati davanti al giudice che lo accusa di essere un sovversivo. \u201cS\u00ec, io sono un sovversivo\u201d, ho detto a Imposimato, \u201cMa non so nulla del rapimento Moro. Posso essere un sovversivo e non credere nello Stato che lei rappresenta?\u201d Non \u00e8 un crimine e lo ribadisco nel fumetto, modificando il testo originale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-12v6f\"><em>Quale pensi sia il ruolo dell\u2019arte rispetto alla societ\u00e0 da cui emerge?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-fugno\">La parola <em>arte<\/em> implica una parabola immensa. Se anche solo pensiamo alle pitture rupestri e all\u2019arte come cerimonia sciamanica per propiziare una buona caccia, ci rendiamo conto che nel corso del tempo \u00e8 stata usata nei modi e nei risvolti pi\u00f9 imprevedibili. A mio avviso la funzione dell\u2019arte \u00e8 creare una sensazione di benessere come di malessere. Suscitare uno scuotimento in chi guarda. Chiaramente questa funzione \u00e8 cambiata nel corso dei secoli, l\u2019arte \u00e8 stata via via asservita ai potenti, alla Chiesa o ai grandi committenti, oppure si \u00e8 espressa in un\u2019arte libera ma non riconosciuta e che non ritroviamo nei libri, nel canone. Per questo ho lasciato il fumetto, per potermi esprimere senza preoccuparmi del commercio, dell\u2019essere alla moda o dell\u2019essere riconosciuto. La pittura ti rende libero, non lavori per nessuno. O lavori per chi non sai, perch\u00e9 penso ci sia comunque un destinatario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-f14m3\"><em>Nella tua produzione artistica ricorri a codici e materiali molto vari (dall\u2019olio su tavola all\u2019utilizzo delle resine, dalle garze al bitume, fino al ferro e al bronzo), ma nonostante questa diversificazione, ogni opera \u00e8 subito riconoscibile. I tuoi lavori appaiono espressionistici, ma esprimono anche un forte realismo, non si distaccano mai del tutto dal reale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-90ruu\">Quello del realismo \u00e8 il mio limite e il mio cruccio. Ho dedicato tanto tempo della mia vita a cercare di disegnare bene e, quindi, a ricostruire una realt\u00e0 attraverso degli altri mezzi \u2013 un albero non ha due linee nere di contorno. C\u2019\u00e8 uno sforzo e un lungo lavoro per trasferire la realt\u00e0 su un foglio di carta o su una tela. Ed \u00e8 al tempo stesso un mio limite perch\u00e9, malgrado i tentativi di liberarmi da tutto questo, sono rimasto imprigionato in quella che \u00e8 diventata la mia caratteristica: restare fedele alla realt\u00e0 sebbene ci sia sempre una trasfigurazione, un certo grado di astrazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-daf36\"><em>Alcuni aspetti che ricorrono nei quadri richiamano la tradizione pittorica giapponese. Penso all\u2019assenza di una prospettiva esatta, alle campiture, all\u2019asimmetria o alla bidimensionalit\u00e0 delle figure. Come mai questa scelta?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-2f7m6\">Ho vissuto alcuni mesi in Giappone ed \u00e8 stato per me una tappa importante. Se noti, le mie figure non hanno mai l\u2019ombra. Per arrivare alla tridimensionalit\u00e0 mi sono dovuto far sanguinare le mani fino a tirar fuori quel volume che non voglio nella pittura. Le figure che dipingo sono piatte, quasi schiacciate, ed \u00e8 come se nella scultura cercassi un\u2019alternativa. Ma poi, fatta l\u2019esperienza, ritorno sempre nel mio mondo senza ombre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-2u2hk\"><em>Guardando, invece, a <\/em>Georges, Jules e Trika<em>, il tuo Simenon afferma di non pianificare mai quello che scrive, lasciando che i protagonisti e le comparse si muovano libere. Allo stesso modo Maigret conduce le indagini che lo coinvolgono: si impregna dell\u2019ambiente con cui entra in contatto e cerca di comprendere le abitudini e la personalit\u00e0 delle vittime come dei colpevoli. Cosa ne pensi di questo parallelismo e quanto ritrovi di tuo nel metodo di Maigret?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-4n8ap\">Per quanto rispetto abbia per Simenon, so che pu\u00f2 essere un megalomane. Quanto afferma \u2013 e che vi do per vero \u2013 \u00e8, nei fatti, la verit\u00e0 di Simenon e non una verit\u00e0 assoluta. E quindi ho lavorato consapevole di questa condizione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-42c15\">La maniera di affrontare un\u2019inchiesta che ha Maigret \u00e8 quella che ho nell\u2019affrontare le inchieste di tutti i giorni. Maigret non pensa, vede: agisce seguendo l\u2019intuito e sapendo che ogni gesto o azione produrr\u00e0 degli effetti e che questi effetti genereranno altre catene di eventi. Noi non siamo padroni del nostro destino e non possiamo procedere come nel caso di Maigret alla ricerca di una verit\u00e0 o di un obiettivo. Si percorre una strada che possiamo solo ipotizzare, ma dove non c\u2019\u00e8 segnaletica mentre non mancano gli incroci. Saranno le circostanze che ci troveremo ad affrontare a decidere del buon andamento del percorso che, in qualche maniera, ci siamo prefissi. Al contrario, al termine di ogni inchiesta Maigret consegner\u00e0 nelle mani del giudice istruttore il colpevole. Talvolta suo malgrado, perch\u00e9 \u2013 ricordiamolo \u2013 fino ai tardi anni \u201970 in Francia vigeva la pena di morte per decapitazione e Maigret, in qualche modo, si affeziona ai criminali che persegue. C\u2019\u00e8 sempre una forma di empatia tra il colpevole e chi ricerca la sua colpevolezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-3beo8\"><em>Prima ci hai parlato di questa macchina da scrivere che hai utilizzato per rappresentare il segno di Simenon. Il lettering anche nei tuoi lavori passati ha sempre una carica molto evocativa. Ci sono delle tavole in cui tutti i verbi coniugati al futuro mancano dell\u2019accento ed curioso che accada nell\u2019ultima indagine di Maigret. Un commissario che, nelle parole di Sciascia, \u201csbircia sempre un po\u2019 nel futuro\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-d38er\">\u00c8 bella questa tua visione della mancanza degli accenti, per\u00f2, molto pi\u00f9 banalmente, nella sua macchina da scrivere mancavano le lettere accentate. Avrei potuto correggere questo aspetto, ma ho preferito mantenerlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-8skln\"><em>Per concludere, avendo evocato Sciascia, non posso non chiederti che rapporto hai conservato con la Sicilia, come si \u00e8 intrecciata negli anni con la tua arte.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"viewer-65ag6\">Ho lasciato Palermo a diciotto anni perch\u00e9 la Sicilia non mi piace, non mi piace come noi siciliani abbiamo trasformato una terra meravigliosa in un luogo in cui \u00e8 molto difficile vivere senza entrare in contrasto continuo con questo mondo. A un certo punto ho deciso di andarmene, cosa che i miei amici rimasti sul campo a combattere mi hanno sempre contestato. Per\u00f2 avevo voglia di bellezza, di vita, di aperture. Qualcosa che per certi versi il destino mi ha concesso e per altri mi ha negato. Il mio rapporto con la Sicilia \u00e8 fortissimo come \u00e8 altrettanto forte la contrapposizione con chi ne decide e ne ha deciso le sorti. La Sicilia \u00e8 terra di mafia e come diceva Borsellino, o forse Falcone, se paghi il pizzo e non ti ribelli, sei anche tu mafioso. Quindi ribellarsi significherebbe rischiare la vita ogni giorno, e con il mio carattere probabilmente non sarei vissuto a lungo. Ho deciso di andar via, eppure ho mantenuto un legame profondo con una Sicilia immaginaria, bella e solare come era la mia Sicilia da bambino. Ho ricordi meravigliosi, ma forse niente di diverso da quello che accade dappertutto. Come vedi io mi ritraggo sempre in posti un po\u2019 eremitici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.zetaesse.org\/post\/intervista-madaudo\">Leggi su Zetaesse.Org<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"featured_media":226,"menu_order":0,"template":"","class_list":["post-199","news_intervista","type-news_intervista","status-publish","has-post-thumbnail","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/madaudo.art\/wp-json\/wp\/v2\/news_intervista\/199","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/madaudo.art\/wp-json\/wp\/v2\/news_intervista"}],"about":[{"href":"https:\/\/madaudo.art\/wp-json\/wp\/v2\/types\/news_intervista"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/madaudo.art\/wp-json\/wp\/v2\/media\/226"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/madaudo.art\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=199"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}