Stregato dall’Oriente


Stregato dall’Oriente

NUOVI PITTORI
E’ uno dei migliori disegnatori italiani. Ma ora Beppe Madaudo cambia mestiere. Ed espone fantasiosi dipinti di tigri, guerrieri e odalische. Sognando l’avventura. Come un nipotino di Salgari.

Una tigre possente che si innalza all’interno della gabbia in cui è rinchiusa, in un gesto di ribellione verso chi l’ha fatta prigioniera. Un’odalisca mollemente adagiata tra le coltri che si offre impudica ai visitatori. Un guerriero che ci accoglie sprezzante altero. Sono tre quadri di quella trentina di opere ad olio su tela che compongono la personale di Beppe Madaudo, a Foggia, Palazzo Dogana, dal 14 settembre e che segnano una svolta nella sua evoluzione artistica.

Madaudo, incisore, ritrattista, cartoonist — vinse a Lucca lo Yellow Kid come miglior disegnatore italiano nel 1976 — ha ormai decisamente intrapreso la via della pittura, escludendo le forme di comunicazione grafica che non passano per la classica pennellata su tela con tradizionale preparazione a stucco.

I dipinti esposti a Foggia sono il frutto del lavoro dell’ultimo anno e appaiono accomunati da una sorta di fantasia orientale e meridionale. In un gioco che potrebbe ricordare l’esperienza letteraria di Salgari, Madaudo, senza muoversi dalla sua casa nascosta nel verde della campagna tra il Lazio e la Toscana, ricostruisce un’epica fatta di colori, drappi ricchissimi, belve e cavalli, che acquistano una dimensione tridimensionale in tele di grande formato.

Ormai lontano dal fumetto e dall’illustrazione, settori in cui si è incisivamente espresso con grande valenza espressiva, Madaudo propone ora una pittura fortemente narrativa basata sulla suggestione degli oggetti, sull’evidenza di muscoli e carni. L’intreccio di questa realtà con mondi esistenti nei terreni della fantasia si trasforma in un repertorio di sontuose illustrazioni per romanzi d’avventura come non se ne leggono da tempo.

O. C. - L’Espresso

13/09/1992