Autopresentazione di un nuovo autore: Beppe Madaudo
Caro Bertieri, autopresentarsi ai lettori è un compito difficile. Per me, è poi difficile al quadrato e cederei volentieri la penna a chi molto meglio di me saprebbe farlo. Ma mi ha chiesto una confessione: eccola, se non altro sarà sincera.
Sono nato a Palermo nel 1950. Ho studiato al liceo artistico con scarsa fortuna, proseguendo, con sempre minore applicazione, con i corsi di scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove mi sono diplomato con una tesi su Jackson Pollok, elaborata assieme ad una collega di studi che avevo sposato tre anni prima.
E’ proprio durante questa parentesi romana che mi avvicino al “fumetto”. E’ il momento in cui guardo con lo stesso interesse Lautrec e Crepax, Goya e Battaglia.
Non deve sembrare un paradosso, non lo è.
Mentre dai modelli grafici filtro gli umori che mi serviranno in seguito, mi affascinano la lettura della rivoluzione teatrale russa e gli esperimenti di teatro politico e rivoluzionario di Meyerhold, che (naturalmente) rifletto sul “fumetto”, pensandolo in un contesto popolare, con una visione culturalmente nuova ma neppure estranea alla tradizione dei cartoonists.
In fondo, neanche le più recenti esperienze underground americane sono riuscite a modificare questa tradizione, limitandosi semmai a esasperarne soltanto nel contenuto lo schema tradizionale.
Ma proprio durante questo mio fermento di idee, di suggestioni, sono costretto a interrompere, là dove nascevano, i miei progetti. La necessità di un lavoro che possa darmi da vivere (non sono solo) diventa irrinunciabile. E’ il mio entusiasmo ad essere rimandato a tempi migliori.
Entro a far parte di una piccola équipe di grafici in una oscura agenzia di pubblicità romana dove faccio pratica manuale: disegno nove ore al giorno manifesti, lay-outs, story-boards e mi scontro, quindi, ora dopo ora col consumismo più sfrenato e la stupidità più ottusa. Li conosco un copywriter mio coetaneo, che mi dà la carica; insieme elaboriamo un mio vecchio progetto sulla condizione attuale dei giovani indiani d’America e sul loro movimento chiamato “Red Power”.
Ne viene fuori un lavoro soprattutto interessante da un punto di vista storico e sociale, in quanto i testi sono stati elaborati sugli stessi scritti che furono sacri per i vecchi indiani come lo sono oggi per i nuovi. Un lavoro paziente di ricerca, di cucitura e, qualche volta, di interpretazione, da cui emergono i vecchi problemi, i drammi, lo spirito di rinascita di tutti gli Indiani, dai più vecchi ormai mitici ai giovani: da Toro Seduto a Deloria Vine (Custer è morto per le vostre colpe, ed. Jaka Book, Milano).
Sul piano grafico sono costretto a procedere molto lentamente; riesco a fatica a disegnare una ventina di tavole nel giro di alcuni mesi, occupato come sono in un lavoro che mi prende quasi tutta la giornata. Decido allora di sospendere (momentaneamente però) quest’attività e invece di disegnare leggo. Beckett e Ionesco mi incanalano verso quella scelta che sarebbe poi diventata definitiva nel mio “fumetto”: restituire cioè all’uomo la sua nudità anche dove meglio gli riesce di mimetizzarsi: nella sua velleità, nella sua ignoranza, e soprattutto nella sua viltà, ossia il tragico muro dietro il quale si nasconde la sua morale.
Riscopro anche Sartre, Kafka e Villon. Rileggendo Kafka non resisto a tradurre in immagini un suo racconto, “Un vecchio foglio”, che reintitolo “Una invasione”. Ci metto dentro il mio entusiasmo, le mie più recenti esperienze e anche la rabbia di dover lavorare nei rari ritagli di tempo libero.
Alla fine decido di rischiare: chiudo con la pubblicità e mi metto a disegnare fumetti, fumetti che vogliono essere la smitizzazione d’una illusoria realtà umana in cui l’assurdo costituisce uno spiraglio tra l’uomo e la sua realtà terrestre.
Beppe Madaudo X KIRK 42
Aprile 1975