Bagliori e profumi dell’Oriente nelle trenta tavole di Madaudo
PALERMO. Beppe Madaudo (Palermo, 1950) ritorna nella città natale con una mostra di oli e di tecniche miste su tavola nella galleria Arte al Borgo di Maurilio Catalano (via Mazzini, 47) che, inaugurata giovedì scorso, resterà aperta fino al 3 aprile. Sono oltre trenta le opere, di piccolo e di grande formato, che globalmente rivelano il nuovo modo di far pittura di un artista la cui attività è stata, fin dai giovanili esordi, sostenuta da naturale talento e da gradevoli invenzioni figurative, sottolineata da un segno di solido impianto e di sicura individualità. Il proprio talento Madaudo lo dimostrò pubblicamente già a quattordici anni allorché la Galleria Flaccovio allestì la sua prima rassegna pittorica. A diciotto anni, nel 1968, lasciò la Sicilia e si trasferì a Roma dove frequentò l’accademia di belle arti diplomandosi nel 1973.
Da allora — e fino a un certo punto — si è dedicato alla illustrazione di libri. Ha lavorato anche per Mondadori e Garzanti, ha collaborato ai settimanali Espresso ed Europeo, ha illustrato con fervida fantasia i racconti dei quattro volumi della «Porta del Sole», l’iniziativa congiunta del Giornale di Sicilia e della Novecento. I suoi successi di illustratore sono stati ritmati da prestigiosi riconoscimenti, tra cui il premio «Yellow Kid» assegnatogli nel 1976 quale migliore disegnatore italiano. Successivamente ha illustrato per la Olivetti «Le avventure del Barone di Münchhausen», ma questo impegno lo ha considerato — e lo dice ora — l’ultimo di una lunga stagione. «Dopo dieci anni — precisa — sono uscito dalla gabbia di chi deve interpretare il lavoro altrui, di chi è costretto a tradurre parole in immagini in un certo senso obbligate e, pertanto, mi sento libero di sognare e di disegnare». Da qui i quadri che ha portato a Palermo dalla campagna romana dove da qualche tempo si è rifugiato.
Si tratta di dipinti sontuosi e carichi di colori e di atmosfere, ricchi talvolta di ori, che privilegiano l’immaginazione. La tigre tra le sbarre che si erge sulle zampe posteriori e il disinvolto mangiafuoco sotto il tendone evocano senza dubbio l’atmosfera circense, ma vi sono anche bagliori di Oriente, cifre di romanzesche avventure, odori di harem e complicità di odalische, o, semplicemente, il senso di una intimità violata in certe immagini di donne discinte, ora di pelle nera, ora di pelle bianca.
Madaudo ha un debole per l’Oriente e per i suoi simboli. Nel 1989, a Milano, egli presentò una serie di tavole ispirate da novelle persiane del tredicesimo secolo. Odalische e cammelli, palme e tappeti volanti derivavano dalle radici culturali di un siciliano colto come Madaudo che ha vissuto gli anni dell’infanzia in una Palermo in cui l’eco dell’Oriente è rimasto nell’aria. Senza dubbio le seduzioni di un orizzonte mitizzato influenzano ancora fortemente, e con esiti di grande suggestione, un artista visceralmente legato alla pittura e ai suoi fantasmi.
Giuseppe Quatriglio
Giornale di Sicilia
20/03/1993