San Giovanni degli Eremiti secondo Madaudo
PALERMO. (sit) Ci sono le tre cupole che, come seni pomposi, sventolano la loro complessa essenza; e c’è Palermo piccola, complessa, che vive sullo sfondo di poche veloci, febbrili, larghe pennellate. Il nuovo impegno di Beppe Madaudo è un viaggio intimo alla ricerca dell’essenza nascosta di San Giovanni degli Eremiti: quattordici tra carte e tavole, più due tele compongono la mostra che si potrà visitare alla galleria L’Altro Artecontemporanea (via Torremuzza 6, aperta ogni giorno dalle 16 alle 20) fino al 31 luglio.
Il pittore palermitano – nato nel 1950, con opere ospitate in collezioni nazionali e internazionali, inserito, a giudizio della «Great 20th century artists», tra gli 87 più importanti artisti dell’ultimo secolo – parla con il monumento, ne accarezza le cupole rosse con la pennellata leggera, sfuma e sgrana i contorni come se cercasse di eliminarne ogni sforzo temporale.
Beppe Madaudo ha scelto una cifra diversa dalle opere precedenti, ha abbandonato l’oro brillante, il rosso porporino, il verde e l’azzurro violenti – calati in una sorta di visione iconografica che ricorda i mosaici – per dedicarsi ad una visione più delicata, quasi infantile, un colloquio intimo e complesso che mette allo scoperto l’uomo e lo consegna alla tela, alla carta, alla tavola.
La tecnica è sempre la stessa, impasto con gesso di Bologna con colla di coniglio, che trova ospitalità o, sulla carta impalpabile, sfrangiata (nata ad Acicastello con tecniche artigianali di stampo cinquecentesco), o sulla tavola: si viene a contatto con un Madaudo più leggero, meno sontuoso, padrone di una cifra stracciata, allargata, quasi senza tempo.
A fianco delle opere su carta e tavola, sono esposte anche due tele, che affrontano un discorso a parte che gronda anima siciliana (anche questo un leit motiv dell’opera di Madaudo): due cavalli, due diverse metà della stessa isola, lo stallone nero, gonfio di rosso e di lava e il cavallo bianco di luce.
Beppe Madaudo è come loro, gonfio di passione e, nello stesso tempo, leggero e aereo come un uccello; anime differenti di un’unica passione inesausta che si colora violentemente come investita da una luce improvvisa.
Si. T.
Giornale di Sicilia
18/07/2002